L’incontro con Perduta

su Favole/Linea di confine

cover: energypoint (2007) di JapiHonoo

Ho incontrato per la via un giovane poverissimo che era innamorato. Aveva un vecchio cappello, la giacca logora, l’acqua gli passava attraverso le suole delle scarpe e le stelle attraverso l’anima.
Victor Hugo

Immergendomi nell’acqua pura di un lago, io misero essere sospeso, cercavo un blando conforto al dolore che saliva dalle ferite che mi eri inflitto, mentre il sangue ormai rappreso sembrava non voler scivolare via dalla mia pelle. L’effimera sensazione di piacere donata dall’acqua gelida, continuamente rinnovata e nutrita dallo scrosciare di una rumorosa cascata, mi faceva sorridere a denti stretti, perché quel sollievo apparente pareva stridere, fin quasi a rasentare il ridicolo, con la tragedia della mia vita. Ad un tratto il rumore della cascata cessò ed il mio sguardo incrociò l’immagine di una leggiadra creatura, venuta da non so dove, ed apparsa non so quando, che ne se ne stava lì, immobile e sospesa in aria. Gocce d’acqua luminose le scendevano dalle dita, i suoi seni erano nudi, una benda le copriva gli occhi ed un velo liquido celava il colore dei suoi capelli.

Ormai aduso all’incubo, mi chiesi se fosse sogno. Ci sono immagini che si scolpiscono nel cuore e non nella mente; ci sono colori che riconosci non con la vista, ma dal calore che emanano. Non le vedevo gli occhi e i capelli, ma sapevo che era lei. L’essere a me più caro, quello che, anche cieco e sordo, avrei riconosciuto tra mille: “Perduta”. Quanto tempo era passato, quante notti avevo sognato il suo viso immaginandomi insieme a lei e sentendo ancora i nostri cuori battere all’unisono, con l’inesauribile speranza che tutto questo potesse continuare per sempre.

Gentili amici della dimensione dei numeri, è difficile per me contenere l’entusiasmo per quest’incontro e, ancor più, quello legato allo scoprire che lei fosse ancora lì, nella dolce attesa che io tornassi a parlarle del suo cuore mentre ella cantava al mio.

E fu proprio il canto della sua voce a destarmi dall’estatica contemplazione in cui ero immerso, con il solo movimento delle labbra, in una completa e sacra immobilità, così mi parlò: – Perduto, mio amato, non è un caso che adesso sia qui, non è un caso che oggi abbia deciso di interrompere il flusso di quest’acqua limpida che ti dona sollievo. –

Il suono di quelle parole arrivava come un’eco lontana, l’intensità delle frequenze variava ad ogni pausa e le espressioni “Perduto, amato, sollievo” vibravano più delle altre. Rimasi in silenzio, quella dolce immagine riempiva ogni angolo del mio essere; avevo dimenticato Hilde, le mie follie, la mia paura, adesso solo una cosa occupava lo spazio della mia mente e della mia anima: la sua voce.

– Ho camminato a lungo amore mio, sospesa tra i ghiacciai delle isole Svalbard[1], in cerca di calore e di un continuo mutamento, ma i pensieri mi conducevano a te –

Avrei voluto chiederle perché cercasse calore su di un’isola coperta dai ghiacci, ma sapevo che avrebbe risposto che il ghiaccio di quelle parti può scaldare più del mio fuocherello improvvisato.

– Ricordami, “Perduto”, i nostri giorni insieme, quando dipanavi le tue stelle di stoffa per tessere la veste più bella che avessi mai potuto indossare. Quella veste l’ho gettata nel buco nero, sai?! Così come tutte le stelle che mi hai donato. Sono stata crudele con te amore mio, ho creduto di poter trovare nuova forma nella relatività degli eventi e per questo ho sacrificato ogni bene che tu mi hai donato, ogni luce che ho strappato ai tuoi occhi .Parlami ancora e raccontami, raccontami di me, del bello che non vedo, del buono che non sento, della mia casa nascosta dietro il limitare di un sentiero smarrito, delle mie stelle, dei piccoli folletti che mi attendono, del calore che non ricordo. Parlami, che siano favole o sogni, tu parlami, perché io veda coi tuoi occhi, perché io senta con il tuo cuore, perché, infine, io ricordi chi sono -.

Ed io, che per secoli avevo forgiato pensieri fatti di quelle parole, io che avevo cesellato discorsi solo per quel momento, io che avevo fermato nella mente ogni istante del mio viaggio per potere un giorno farle il regalo di quel racconto, io…..Io, pur avvinto dal desiderio irrefrenabile di tessere la sua storia, la nostra storia, non riuscivo a profferire verbo, la mia anima era muta. Mi avvicinai, gli occhi si chiusero, le labbra si aprirono, e fu il cuore di Hilde a parlare per me:

Onu eud ert
gambe all’aria giro in tre,
scorta il matto fino al pozzo,
getta al mostro il tuo rimorso,
spara al bue e all’asinello,
non toccare quel coltello,
la campana suona a morto,
chi ha violato questo corpo?[2]

Fu come ucciderla, fu come uccidermi. Voleva una favola, ma in rime atroci Hilde urlava verità dimenticate a un cuore già distrutto da un dolore atavico. Era rimasta immobile, sospesa in un dimensione di attesa, cercando un conforto che non sarebbe arrivato. Non era pronta, la mia “Perduta”, a confrontarsi con il cuore di Hilde. D’improvviso la cascata d’acqua si liberò dall’incantesimo trascinando la mia amata in un fragore di schiuma bianca. Mi immersi nella fredda acqua del lago e la raggiunsi in breve tempo, la presi tra le braccia e la portai a riva. I suoi capelli biondi si posavano adesso sul morbido muschio ed i suoi occhi, liberi dalla benda, mi guardavano con tenerezza.

– “Perduta”, mia dolce essenza del nord, perdonami, non sono stato io a parlare ma il cuore di Hilde, che entra ed esce a suo piacimento dalla mia anima. Come stai mia cara, il sole ti dà forse fastidio agli occhi?” -. Sapevo bene che non era il sole, ma piuttosto il mio viso ad aver acceso d’amore il suo sguardo:

a volte, quando gli occhi si chiudono un poco e diventano luminosi, l’astro caldo del cielo non ha colpe.

Così lei, stringendosi forte a me e con un filo di voce che solo a quella distanza potevo udire, disse: – Ci sono segreti nascosti nella mente degli uomini che devono restare tali. Sono tornata perché tu cantassi al cuore che ho perso, perché ciò che ho incontrato sul mio cammino ha il colore del sangue  e mi si è attaccato all’anima. Dolce amore, se chiudo gli occhi ricordo quando guardavamo il tramonto e ti stringevo forte, e sentivo che niente e nessuno avrebbe potuto prendere il tuo posto, perché non mi sono mai sentita così protetta in un abbraccio -.

Era come se appartenesse a un altro universo, come se tutto il suo essere non fosse di questo mondo. Stava lì, bellissima ed eterea, quasi irraggiungibile, eppure così fragile – Tenera principessa della neve, ho voluto coprirti di doni perché era il mio cuore ad esigerlo, io t’amo per come sei, e per quelle grandi virtù che hai nell’anima. Il nostro amore non è nato perché io potessi essere il tuo salvatore, ma perché ho visto la luce che è in te e conosco la meraviglia che da essa si sprigiona – Ed ancora, battendomi il pugno sul petto, – ogni giorno questo cuore si saziava di nuove stelle, perché era il tuo solo sguardo a forgiarle, ed io misero a coprirti di doni per ricambiare, mai abbastanza, la tua gentile attenzione -.

– Come puoi non odiarmi dopo che ti ho abbandonato preferendo il calore del ghiaccio a quello del tuo corpo, quando ho lasciato il nostro nido per avventurarmi in sentieri tracciati dalla mia continua sete di rinascita -.

La perfezione chirurgica con cui si infliggeva biasimo mi annientava, non avrei potuto convincerla della sua bellezza, perché non era così che si vedeva. L’immagine che ella aveva di sé era distorta come in un tela stesa dal pennello di un pittore delirante. Nessuna parola avrebbe potuto far breccia in quel muro di devastazione che si era costruito intorno all’anima. Se solo avesse potuto vedersi con i miei occhi. Ma la solitudine di cui si nutriva non le consentiva di andare oltre lo specchio deformante che si era posta di fronte. Così feci l’unica cosa che ero ancora in grado di fare per lei: scoprii le poche stelle rimaste nel mio petto ed esse, in un attimo, si staccarono e spontaneamente raggiunsero il suo cuore: – Eccoti le mie carezze – le dissi. In un solo momento la luce dei suoi occhi mi accecò e sentii il mio cuore scaldarsi mentre un lamento fortissimo saliva dal mio corpo per poi fuggire verso il bosco. Era il cuore di Hilde ormai privato di buona parte della sua identità e costretto adesso a lottare ad armi impari per la supremazia sul mio essere. Ricordai le parole della fata dei boschi: il bene alla fine vince sempre, perché ha gambe più veloci.

– Ecco “Perduta”, la mia fonte di luce! La tua sola presenza ha scacciato un pezzo del cuore di Hilde dalla mia anima, credi ancora di essere colei che prende senza dare? Credi di poterti a lungo biasimare per colpe che non hai commesso? Vorrei ricordare il nostro passato e raccontartelo, ma riesco solo a figurarmi delle tenere immagini immerse nelle nebbia, difficili da decifrare. Tuttavia, il mio sentimento per te è presente in tutta la sua forza, così come intatto è ciò che tu provi per me, lo leggo nei tuoi occhi, lo ammiro nelle cento nuove stelle che ho nel petto. – Poi la strinsi forte, e nel caldo abbraccio di due anime in simbiosi le raccontai del mio peregrinare, della barbara uccisione dello gnomo dei boschi per mano del malvagio Varg, della fata inviata da Dio in mio aiuto e delle profezie della Völva. Continuavo, però, a non ricordare il nome che quella strega aveva attribuito a “Perduta”, ma di questo non le parlai.

Mi ascoltava incantata, spesso rivolgeva lo sguardo verso l’infinito, persa in chissà quali pensieri. Non saprò mai quali spettri si aggirassero nella sua mente, ma in quegli attimi sembrava serena, come cullata da una pace ritrovata. Le chiesi di trascorrere insieme il Julaften[3], ma la mia domanda non trovò risposta: si era già addormentata, incatenata alle mie braccia. La adagiai con movimenti lentissimi sul morbido terreno del bosco, raccolsi tronchi, rami e foglie ed accesi un piccolo fuoco per tenere lontane le bestie, poi la avvolsi nel morbido e caldo teppe[4] tessuto da mia madre il giorno in cui decisi di avere una grotta tutta mia e restai a guardarla per attimi che sembrarono giorni, chiedendomi perché mai continuasse a vedermi come il suo salvatore quando invece ero io che, al solo guardarla, senza bisogno di appariscenti doni, mi sentivo salvato.

Ed è così che ho lasciato la mia dolce “Perduta” per tornare a voi, amici della dimensione dei numeri, ad augurarvi il meglio per il vostro cuore, specialmente adesso che giunge il Julaften, dove ogni sogno si tinge di nuovi colori.

Abbiate cura delle vostre speranze come io ne avrò delle mie.


[1] Le Svalbardsono un gruppo di isole del Mare Glaciale Artico

[2] Tratto da “Alle porte del paradiso”, di RANDONE

[3] Vigilia di Natale

[4] Coperta

Acquista il libro completo del cd o leggi il seguito -> La mutazione di Perduta

(da Linea di confine, una favola d’amore. Di Nicola Randone con il contributo di Emanuela Fragalà)

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

13 Commenti

  1. e ora comprendo di quale emozione parlavi quando mi dicevi che pubblicare qualcosa di proprio fa bene all’anima…
    grazie sempre

  2. Paola.saruman -> grazie per la tua visita e un abbraccio grande a te ed alla tua sorellina, che sia un anno che possa regalare soprattutto a voi la serenità che meritate… a prestissimo
    nicola

  3. è bellissimo il racconto… mi associo al pensiero di chi ha commentato prima di me ^__=
    Voglio però lasciarti un augurio “personale” di buon anno… ne abbiamo proprio bisogno…
    un abbraccio e a presto!
    paola

  4. Scusate il mio silenzio di questi giorni, sto metabolizzando alcune considerazioni vitali e nel contempo non disdegno di svagarmi con gli amici in questo tempo di festa che mi allontana dalla solita quotidianità.

    -> Carlotta, grazie per le tue belle parole, il dare a volte è più appagante del ricevere, specialmente quando bisogna combattere con vuoti interiori ed eventi fuori dal nostro controllo. Personalmente credo di farlo perchè in fondo mi fa bene, o almeno credo… non so per quanto tempo le cose si manterranno così, non so fino a quando la natura umana mi consentirà di godere di quello che alcuni potrebbero definire sano masochismo :) grazie dell’abbraccio, lo ricambio di cuore con tutto l’affetto possibile, auguro a te un sensazionale 2008, perchè possa rigenerarti al meglio e rinascere con una forza nuova.

    -> Moon, sono contento di averti aperto le porte all’universo artistico di Japi, tra le donne italiane credo sia la più interessante scoperta in fatto di elaborazione digitale delle immagini

    un abbraccio grande a tutti e auguri per il nuovo anno

  5. grazie per la segnalazione del link ma non si apre… dà error etc…
    prova a riscriverlo magari hai dimenticato qualcosa nell’url
    ciao :)

  6. i tuoi racconti sono meravigliosi.. quello che hai vissuto, quello che vivi è raccontatoin modo “fiabesco” ma si capiscono i sentimenti.. le emozioni.. la profondità dei tuoi sentimenti che vanno oltre alla quotidianeità..oltre al corrisposto, nn si basano sul ricevere ma solo nel dare e questo è meraviglioso, questo dovrebbe essere pregio di tutti, ma purtroppo in pochi possono tanto..
    ti abbraccio…a te e a “perduta”

  7. Dolce fatina, mi dispiace molto che tu abbia chiuso il blog, ma avrai le tue buone ragioni e non voglio aggiungere altro riguardo questo. Non ti nascondo che sono sempre contento di trovare un tuo commento qui, specialmente su queste storie, perchè l’esigenza di condivisione in questo momento per me è essenziale come il sentire di essere “compreso” nei sentimenti che provo mi fa sentire meno solo e pieno di nuova linfa vitale. Il tuo augurio poi e così entusiasta da essere contagioso e mi fa un gran bene… grazie tante anche a te fatina, e la prox volta sul commento lascia pure il tuo indirizzo e-mail, non viene cmq pubblicato ed io posso conservarlo per scriverti quando magari non ti sento per un pò… un abbraccio grande e auguroni anche a te, per delle feste tra trascorrere in gioia e serenità con tutte le persone a te care.

  8. Nico purtroppo sono stata costretta a chiudere il blog, ma ti seguirò sempre perchè in questo luogo trovo la pace e la serenità, e le tue storie mi fanno sognare, sorridere… e a volte commuovere, proprio come è successo leggendo questa. L’amore di Perduto è tanto tanto simile a quello che io provo per il mio di Amore,mi sono ritrovata a dedicare le sue dolci parole al mio Sposo e Compagno. H sentito il calore di quelle carezze, e la grandezza di quel sentimento. Amare è la cosa pù bella del mondo, è un dono divino che io credevo di avere perduto e invece ora lo ritrovo in ogni cosa che mi circonda, e lo regalo alla persona che abbia mai amato in vita mia. Grazie Nico, sai donare tantissimo con questi post, mi ci rivedo sempre… be’… in fondo io sono ancora la fata dei boschi, anche se non scrivo più, e anche io penso che l’amore vince sempre perchè ha le gambe più veloci…Ti auguro un dolcissimo Natale e delle allegre feste, godiamoci questi pochi momenti che la vita ci dona, godiamoli appieno e respiriamo a pieni polmoni queste ventate di gioia, ci rimepiono l’anima e cancellano il brutto che a volte ci circonda. Grazie ancora Nico.

  9. moon -> l’immagine nei miei post è molto di più, mi aiuta a costruire il personaggio e mi dà alcuni spunti per tirare fuori la storia; non ringrazierò mai abbastanza Japi che mi dato la possibilità di utilizzare qui le sue immagini, anzi ti invito a dare un’occhiata al suo sito http://www.japihonoo.com/, ci sono altre immagini di cui puoi farti stampare gli ingrandimenti e appenderle in casa come sto facendo io
    un abbraccio e grazie del tuo passaggio
    nicola

  10. c’è sempre un fondo amaro, o un retrogusto amoro-pungente che resta sulla lingua.
    mi sono innamorata dell’immagine …
    penso che l’immagine abbinata al testo sia molto importante in un blog o in una storia… credo abbia la stessa funzione della copertina in un libro…
    ciao :)

  11. In questo mondo di favola tutto viene descritto come fosse reale. Posso immaginarlo per come lo tratteggi quell’incontro. Ti ho scritto, mi hai scritto ed è bastato questo. Credo fortemente in ciò che ho detto. Non comprenderò mai fino in fondo cosa vedi in me, come mai tutte le persone che ho amato fuggono di fronte alla mia inquietudine interiore e tu resti sempre lì, saldo, anche di fronte alle cose che ti ho detto, alle colpe che ho, a tutto ciò che non volevo più nascondere, che avevo bisogno di portar fuori. A volte, di fronte alle sofferenze di troppe persone si sente il bisogno di non lascire più nulla chiuso nell’anima. Di raccontare tutto per come è ed è stato, anche quando può ferire sul momento l’altra persona, ma con la consapevolezza che la verità ti rende libera dai pesi. E non perchè tu abbia un fine o essa sia strumentale a qualcosa, ma semplicemente per essere come sei, perchè le persone che ti vogliono bene sappiano esattamente cosa ti si agita dentro.Ho imparato in quest’ultimo periodo quanto si stia peggio nel dubbio e nel sospetto che non di fronte a verità difficili, ma che ti permettono di trovare una ragione.
    Sei l’unica persona a cui abbia davvero fatto del male. Dovevo chiederti scusa. Anche in questo, forse, sono egoista, perchè l’ho fatto in un momento in cui soffrivo perchè, come ti ho detto, se fossi stata bene le mie parole possibilmente non sarebbero mai arrivate.
    Non so come hai fatto ma mi hai risposto che alcune cose le hai sempre sentite anche senza conoscerle e che,comunque, nel tuo cuore non potevi non perdonarmi, anche di fronte a ciò che finalmente hai saputo con pienezza, anche di fronte ad un altro…
    Mi hai detto che anche se restassimo lontani per sempre tu mi vorrai bene per tutta la vita,comunque, come hai sempre fatto….Mi hai detto che se voglio posso ugualmente trascorrere il Natale da voi, anche se non stiamo insieme, ma solo perchè lì per me ci saranno sempre degli affetti e una famiglia che mi vuole bene…bello il modo in cui hai trasposto la mia risposta…”si era già addormentata”…
    Spero al più presto di riuscire a capire tante cose anch’io, a capirmi…a comprendere cos’è questo strano destino che anche di fronte a persone meravigliose sembra non volermi concedere di essere felice. Dici che non è colpa mia, che ho un problema da risolvere con me stessa.Voglio provare a farlo…dici che ho paura della felicità ed inconsciamente trasferisco il mio timore anche a chi mi sta vicino, tanto che si sente, che si avverte…forse è esattamente così, e se fosse vero è terribile.
    Avrò cura delle mie speranze. Farò in modo che non si smarriscano, che sappiamo portarmi, prima o poi, verso la gioia che cerco e che forse, come dici tu, merito anch’io.
    Grazie ogni giorno per avere sempre amato, non tanto me, quanto la mia persona, senza trasferirmi mai, e non in relazione a noi due ma a me stessa, che è impossibile immaginare una vita con me senza ipotizzare dolore e sofferenza…per me non c’è regalo più grande…specialmente in questo momento.

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