Just Married: prologo

su Diario

Sposarsi a Settembre 2018 e decidere di parlarne sul blog dopo quasi 6 mesi è qualcosa che il me stesso di diversi anni fa avrebbe fortemente biasimato, credo però che sia oramai palese il fatto che l’età mi abbia reso pigro e svogliato, sempre che non si tratti di occupare il tempo libero con quelle inutilità “spegni-mente” extra-lavoro/famiglia come scorrere il muro di faccialibro ed inalberarmi per i commenti razzisti di alcuni o ancora drogarmi di serie tv: opzione comunque che ritengo più evoluta rispetto alle due precedenti.

Pensandoci bene, quello di cui parlo è ciò che lamentano un po’ tutti quanti e cioè che quando si diventa grandi, essere membri produttivi per la società significa avere così tanto da fare per il mondo esterno da avere solo pochissime occasioni per fermarsi a riflettere su quello che succede in quello interno.

Il corto di Bozzetto che ancora oggi mi aiuta ad individuare sulla mia strada la malefica linea che non bisogna assolutamente oltrepassare, a meno di non voler finire nella scatola!

Chi mi conosce sa bene quanto improbabili ed inattese siano state le mie nozze e come altrettanto straordinario sia stato l’aver contribuito alla nascita di Corrado Santiago. Un caro amico in arte, che purtroppo vedo poco, mi ha confidato che negli accadimenti che ho sperimentato ha trovato la prova più evidente del “fatto” che la vita può cambiare in ogni momento, che anche quando hai un mucchio di ragioni per credere di aver imboccato la strada definitiva, ti basta girare l’angolo per scoprire che il vicolo buio che percorrevi pigramente e senza entusiasmi si è trasformato in una Via di transumanza brulicante di vita e di odori.
Nell’anno che è trascorso ho avuto modo di rendermi conto di quanto radicalmente sia mutato non solo il terreno che mi ritrovo sotto i piedi, ma l’intero mio approccio all’esistenza, e di come questo processo sia in fondo intrinseco al meccanismo che permette a tutte le esistenze di muoversi nel mondo. Facendo un po’ di filosofia spicciola è come se l’impermanenza che attraversa ogni esistenza non faccia altro che determinare molteplici evoluzioni del nostro percorso temporale, influenzando all’occorrenza le vite individuali in modo che sperimentino emozioni che neppure si sognavano di provare: regole per la corretta evoluzione della specie?! Per la barba di Darwin, ci scommetterei tutto l’oro del mondo.

Tornando alla mia esperienza particolare, se non avessi incontrato Giuliana e di conseguenza Corrado Santiago, con buone probabilità avrei continuato a scrivere un disco ogni 3 anni sforzandomi di ignorare la condizione in cui te la canti e te la suoni da solo; se la mia vita non fosse cambiata così radicalmente avrei sicuramente assecondato quella strada che oramai credevo definitiva e quindi, tra una composizione e l’altra, fantasticato di una vita itinerante fatta di concerti e fan urlanti, fatto altri cento cammini usando il solito mese di ferie non pagato o magari assecondato il sogno di scappare nella parte più selvaggia degli States, la Big Sur. Certo, ognuna di queste opzioni avrebbe comportato dei cambiamenti, ma niente di paragonabile all’idea di riprodurmi e di sposarmi (fatto sul quale non avrebbe scommesso nessuno, neanche io stesso).

Giuliana è arrivata come un raggio di sole primaverile che filtra dalle persiane, asciugandomi dal cuore la brina di una notte che credevo eterna.

Dopo essermi destato dal sonno di un lungo e gelido inverno, sono stato inconsapevolmente catturato da quel “something” di cui cantavano i Big Four e tale incantesimo, coadiuvato da meccanismi naturali, ha reso possibile l’arrivo nel mondo di una pregevole sintesi delle nostre due anime: Corrado Santiago.

Naturalmente gli accadimenti dell’anno trascorso non sono circoscritti alla conferma di quelle verità esistenziali a cui in fondo non ho mai smesso di credere (anche se negli ultimi anni con molta fatica), la mia acquisita condizione di marito e padre mi ha portato infatti a riflettere su ulteriori possibili coinvolgimenti di tipo metafisico. Nello specifico ritengo verosimile la possibilità che ognuno di noi sia predisposto a realizzare la propria felicità aderendo ad un grande progetto scritto già dalla nascita e non parlo di un teatrino i cui protagonisti siano vincolati alle decisioni del burattinaio, ma di una volontà che piega gli eventi del mondo allo scopo di metterci davanti, ad un tratto, ciò che ci serve per essere felici. Rispetto a ciò che può essere descritto con la famosa metafora del treno che passa una volta sola, l’individuo può anche decidere di sottrarsene, sulla base razionale che ciò di cui ha bisogno sia altro: nel mio caso magari la soddisfazione in campo artistico o di trascorrere la vita a viaggiare. Per fortuna sul Cammino ho imparato con il sudore che molto spesso le cose che crediamo di volere non sono quelle che ci servono davvero, ed anche quando siamo così ciechi (o troppo abituati a piangerci addosso) da non riuscire ad accorgercene, il destino ci fa un favore sbattendocele in faccia.
Volete un esempio concreto? Eccolo! La prima volta che ho percorso la Via, ho pregato che il mio sacrificio fisico portasse la felicità ad un’altra persona, e Dio solo sa per quale motivo non ho ritenuto importante includere me stesso tra i beneficiari di quella prova: mentre i destinatari delle mie preghiere se ne stavano a casa loro a fare la vita di sempre, io percorrevo 650km in bici sotto il sole e la pioggia rovinando al suolo più di una volta e bevendo acqua contaminata (con conseguenze fisiche di cui vi risparmio la descrizione). Ad ogni modo, solo dopo essere tornato a casa e a distanza di diversi mesi ho avuto la fortuna di capire il vero regalo di quel cammino. All’inizio si trattava di piccole cose come una minore attitudine al litigio ed alla rabbia in genere. Dopo qualche mese, al fenomeno ghandiano si univa la sperimentazione di sentimenti di gioia a seguito di eventi di poco conto, come ad esempio lo spuntare del sole o una gentile brezza in una giornata afosa. Alla fine il tutto si è tradotto in una condizione che rendeva conseguenze gli stati precedenti e cioè la sensazione d’essere felice senza una particolare motivazione… beh, concedetemi che passare la vita a rincorrere la felicità credendo di dover fare chissà cosa e scoprire alla fine che la trovi anche stando lì a far niente non possa che essere dovuto ad un significativo “upgrade” dell’anima di natura non propriamente terrena, quello che un ateo definirebbe un ritorno “da adulti” al bosco dei cento acri. A testimonianza dell’accaduto, per zittire alcuni aspetti della mia razionalità spesso eccessivamente esuberante, mi è rimasta in petto una flebile fiamma che credevo si sarebbe spenta da lì a poco e che invece è rimasta lì da oltre 10 anni: sto ancora pensando ad un nome da dare a quella luce ma al momento continuo ad usare quello scelto quand’ero sul cammino e cioè Faith!

Ma veniamo all’argomento principale di questo post.
Per i motivi che vi ho descritto ho voluto un matrimonio religioso in terra straniera e Giuliana è stata capace di capire e soprattutto condividere le mie emozioni facendole sue. Nel sito privato che ho allestito per il nostro matrimonio (se volete, potete darci un’occhiata cliccando qui) ho chiarito i motivi della trasferta, l’ho fatto anche allo scopo di evitare che tra i nostri conoscenti si spargesse la voce che fossimo dei radical chic quando in realtà eravamo lì per ragioni ben precise.

Eccovi il post originale tratto dal sito:

Perchè Caceres?

Naturalmente perché è il set del Trono di Spade… hahahahaha… scherzavo, tuttavia anche se la motivazione potrebbe risultare sufficiente, il desiderio di avere con noi le nostre rispettive famiglie ci avrebbe fatto soprassedere sul fatto di trovarci ad Approdo del Re dove si è consumata la fine di Re Joffrey o dove la regina Cersei è stata costretta dall’alto Passero a percorrere nuda le vie del paese (cit. Il Trono di Spade), le vere ragioni sono invece di carattere simbolico-religioso e mi appresto a spiegarle.

Anzitutto la scelta è dipesa interamente da me e non smetterò mai di ringraziare Giuliana per avermi concesso la possibilità di metterla in atto. Tutto è iniziato quando nei miei amati panni da pellegrino di Santiago ho deciso di percorrere per la sesta volta il Cammino scegliendo la strada che parte dal sud della spagna: la Via ab Emerita Asturicam, più semplicemente Via de la Plata.

Dopo 11 giorni di marcia, nei pressi di Caceres e più esattamente a Valdesalor, ho ricevuto la chiamata di Giuliana che, emozionatissima, mi comunicava l’esito del test di gravidanza: adesso, non che ci fosse alcun sentore riguardo la possibilità che la mia futura sposa potesse essere in stato interessante, in quel caso non mi sarei mai allontanato da casa, quindi è stata una sorpresa per entrambi (inclusa Saretta che era venuta da Bergamo a fare festa con la sua amica). La prima parola di Giuliana al telefono è stata un perentorio e tremolante: siediti! Al che mi sono guardato intorno: il pueblo di Valdesalor era alle spalle e a parte la ghiaia rovente non avevo davvero alcun posto dove farlo, poi avevo qualche sentore sull’oggetto della chiamata: fino ad allora non avevo fatto altro che imbattermi in nidi vuoti di cicogne, camion che trasportavano pannolini e persino una culla in stanza nel bnb della sera precedente.

Valdesalor: l’anno seguente, con Corrado Santiago

Una volta informato del fatto che sarei diventato papà sono stato assalito da una raffica di emozioni e la consapevolezza che nessuna di queste fosse negativa mi ha piacevolmente sorpreso. Nei 20km che mi separavano da Caceres ho toccato gli 8 orari: una super-velocità per i miei standard da pellegrino contemplativo. Arrivato a destinazione ho bevuto 1 litro di Acquarius, mangiato 2 tortillas, espletato la burocrazia da pellegrino mettendo il mio ultimo sello proprio nella chiesa dove ci sposeremo per poi ritirarmi nell'”air bnb” di un pittore locale. Una volta in camera, è stato un quadretto sulla parete che ha colto immediatamente la mia attenzione:


Il quadretto appeso alla parete della mia camera, in casa di Gustavo

Non credere che il meglio per te debba ancora arrivare, nè che sia già passato.
Il meglio è adesso.

Dopo la doccia speravo di poter fare un breve riposo in modo da metabolizzare la notizia in maniera più lucida: bisognava decidere se continuare il Cammino fino a Santiago de Compostela o se tornare a casa dalla mia Giuliana. Purtroppo spegnere la mente allo scopo di rinfrancare le energie mentali quando un costante stato di piacevole ansia si impossessa dei pensieri è un’impresa che non mi riesce mai, ho quindi deciso di schiarirmi le idee con un giro in città.

Mentre ammiravo le numerose opere architettoniche di Caceres con fare stralunato, comprendevo che non era il giretto in città che mi avrebbe permesso di prendere una decisione: anche se avevo la benedizione di Giuliana per continuare il Cammino, dovevo decidere se poteva fare a meno di me per altri 20 giorni o se dovevo essere assolutamente presente. Probabilmente era solo dormendoci sopra che ne sarei venuto a capo.

Normalmente non soffro d’insonnia né di particolari difficoltà nel prendere sonno, quella sera però dovevo fare i conti con l’emozione galoppante. Avrò dormito per non più di un paio d’ore ma alle prime luci dell’alba sapevo cosa fare e quella decisione non era nata dai sensi di colpa o da una preoccupazione per lo stato di Giuliana, era stato il Cammino a dirmi cosa fare facendomi sentire nel profondo che non era più Cañaveral la tappa di quel giorno, nè Santiago la meta.

Il fiume di emozioni che è seguito al mio ritorno è culminato in una proposta di matrimonio fatta come si deve e quindi con tanto di anello con brillante consegnato il giorno di Natale in un angolo del salotto di casa Randone, senza che nessuno se ne accorgesse (o almeno così mi è sembrato). Approfittando della magia del momento e del primo folgorante SI ho anche suggerito la location, ed anche su quello la mia sposa non ha avuto nulla da ridire… ecco perché Caceres!

Tornando al Cammino vi lascio alcune testimonianze che ho registrato il giorno dell’annuncio. Oggi sorrido nell’ascoltarmi mentre cerco di giustificare l’addio alla Via con la necessità di tornare a casa per dovere morale. In realtà la motivazione era molto più semplice e romantica: riabbracciare la mia donna… :)

Il video girato subito dopo aver ricevuto la notizia da Giuliana
L’ultimo addio al Cammino

Questo è quello che è successo prima. Adesso è il momento di raccontarvi com’è andata, parte sulla quale sto ancora lavorando. Nell’attesa gustatevi questa anticipazione realizzata dalla mia cara cugina Alessia.

Una piccola anticipazione

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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