R.I.P Nelson Mandela

su Diario

Quando nella vita dell’uomo comune accade qualcosa di straordinario, ci si sente inondati da una bella energia, ed è quella sensazione che ti porta a ritenere verosimile l’esistenza di un “contrappasso” per il vecchio detto “piove sempre sul bagnato”.

Si esulta e ci si batte il petto con orgoglio quando, alla poltrona di comando, siede uno dei proprio beniamini: sappiamo tutti che i nuovi arrivati potrebbero non aggiustare le cose, ma se non altro hanno facce più carine e nobili ideali.

Difficile pensare ad altro fuori da sè che non riguardi la difficile situazione sociale del posto in cui viviamo: non lo chiamo “paese” in quanto è una parola finita troppe volte nella bocca di quei bugiardi rappresentanti della nostra gente, eletti da quello che un tempo era il grande popolo italiano oggi ridotto ad individui deboli che passano il tempo a puntare le dita su display elettronici, fregare il prossimo o lo stato quando ci riescono, nella disincantata opinione che oramai non valga più la pena lottare e quindi tanto vale pensare al proprio orticello (o almeno così recitano gli ultimi sondaggi).

Non giudico, anch’io mi riconosco (anche se in parte) in questo atteggiamento, però non posso fare a meno di pensare che molti di quelli che si agitano e gridano siano in realtà ingaggiati in lotte contro mulini a vento col vero nemico che sogghigna da qualche parte convinto di avere tutto in pugno.

Ieri mattina leggo di Madiba, l’uomo meglio conosciuto come Nelson Mandela!

Ed ecco che improvvisamente tutti i teatrini a cui giornalmente assisto insieme alle conquiste che credo di aver ottenuto diventano banali a confronto con la sua vita, e questa sensazione è talmente forte da non togliermi dalla testa l’idea che viviamo in un secolo balordo dove avremmo avuto i mezzi per cambiare davvero il mondo ed invece passiamo il tempo a lamentarci delle stronzate, dai complotti sionistici che vorrebbero quei poveri “cristi” ancora responsabili di qualcosa, alla follia del signoraggio bancario che vorrebbe giustificare decenni di sprechi, consumismo e fancazzismo del popolo, e se questo non bastasse ci si mettono pure i rettiliani (e dire che negli anni ’90 Ron Hubbard lo prendevamo tutti per il culo) con i loro piani per sovvertire l’ordine mondiale d’accordo con gli Illuminati; eccoli, tutti artifici di moderni paranoici (o forse furbissimi manager) che di sicuro hanno venduto molti libri ma che sono anche responsabili di aver reso molti di noi cinici e sospettosi.

Ad ogni modo, è sempre difficile giudicare con obiettività l’epoca in cui si vive, forse tra qualche secolo si scoprirà che i cospirazionisti dell’era di Internet avevano ragione su tutto ed una razza aliena deciderà le nostre sorti, tuttavia quando mi trovo fra le mani la poesia di Henley che Mandela scelse per alleviare i suoi anni di prigionia, mi vergogno di queste considerazioni, perchè ho sempre parlato e parlato, ma mai con il coraggio di spingermi oltre le parole.

Dalla notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell’Inferno,
rendo grazie a qualunque Dio ci sia
per la mia anima invincibile.
La morsa feroce degli eventi
non m’ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
non s’è piegata la mia testa.
Di là da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo l’orrore della fine.
Ma in faccia agli anni che minacciano,
sono e sarò sempre imperturbato.
Non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza,
sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima.

L’autore la scrisse in un letto di ospedale, dopo aver subito l’amputazione di una gamba all’età di 25 anni per una grave patologia. Mandela si affidò alle medesime parole per superare lo sconforto della prigionia, 27 lunghi anni di carcere duro che avrebbero indurito chiunque… ed invece eccolo diventare uno dei più grandi eroi dei nostri tempi.

Gli eroi sono invincibili, sono quelli che si spingono a muso duro col coraggio di opporsi anche alla stessa massa che li esalta. Probabilmente ogni secolo ha dagli eroi e, se così, è altrettanto probabile che questa mia generazione non sia stato in grado di riconoscerne alcuno; tutti parlano, gridano, marciano, sfilano, ma nessuno cambia mai niente, il potere fa quello che vuole ed io non riesco a capire come questo sia possibile, mentre i “militanti” mi accusano di qualunquismo gridando che sono un coglione perchè non so nulla di quelli che cospirano contro di me, un bel pò di gente che la sa lunga sull’11 Settembre, sulle aziende farmaceutiche, sulle banche e le vere cause della crisi, sul vero ruolo degli ebrei nell’olocausto, su chi ha costruito il proprio vivaio su questa terra; eccoli gli eroi del nostro secolo, velocisti nell’arte della “condivisione” da social network, maestri del flame con nick anonimo sui forum di tutta la nazione, paranoici mascherati da illuminati e militanti squattrinati orgoglio dei movimenti dal basso… poi dei missionari che operano ancora in Africa non parla mai nessuno perchè è tutta gente ricca ed annoiata che non ha altro da fare.

Ed intanto Madiba torna a casa, lasciando questo mondo spoglio di ciò che un tempo era il vero coraggio delle idee, ma probabilmente chi tra noi vorrebbe lasciarsi andare al disincanto, dovrebbe ricordare le parole di un altro grande eroe del nostro secoloDà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate: non importa, dà il meglio di te – .

R.I.P.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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